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Cosí riassumeva la Reuters una settimana fa:
"Dopo cinque giorni di combattimenti, oggi il presidente russo Dmitry Medvedev ha ordinato la sospensione delle operazioni militari in Georgia appena prima dell'arrivo a Mosca del presidente francese Nicolas Sarkozy, accorso nel tentativo di mediare la crisi dell'Ossezia del Sud.
Di seguito alcune implicazioni che questa crisi potrà avere per la Russia, la Georgia e le potenze occidentali.
* La Russia ha riaffermato il suo protagonismo a livello regionale, già recentemente dimostrato chiudendo i rubinetti dei rifornimenti di gas all'Ucraina, poi quelli del petrolio alla Lituania e ora punendo la Georgia per il tentativo di riconquistare la provincia secessionista e filorussa dell'Ossezia del Sud.
* Mosca ha ignorato gli appelli di Stati Uniti, Unione Europea e Nato a fermare la sua offensiva contro Tbilisi, fino a quando non ha completamente raggiunto l'obiettivo di cacciare le forze georgiane dall'Ossezia del Sud.
* L'annuncio della sospensione delle operazioni militari russe è arrivato a poche ore dall'arrivo a Mosca di Sarkozy, che incontrerà il presidente russo Dmitry Medvedev nel tentativo di mediare un accordo di pace. Con il risultato di aver reso lo sforzo diplomatico francese, sostenuto da Ue e Osce, praticamente irrilevante.
* Gli analisti sostengono che l'appoggio incondizionato fornito al presidente georgiano Mikheil Saakashvili dagli Stati Uniti ha spinto l'uomo forte di Tbilisi a sentirsi abbastanza sicuro da sfidare la Russia, lasciando però a Washington uno spazio di manovra molto limitato.
* L'Unione Europea, parzialmente dipendente dalla Russia per gli approvvigionamenti di petrolio e gas, si è mostrata debole e impotente davanti alle politiche di Mosca.
* La Russia potrebbe uscire dalla crisi incoraggiata dall'apparente successo, ma potrebbe anche pagare uno scotto in termini di fuga di investimenti stranieri. Venerdì il rublo scendeva dell'1% rispetto all'euro e al dollaro e ieri la borsa russa ha toccato il livello più basso degli ultimi due anni.
* Chiunque si domandasse chi gestisce il potere in Russia avrà notato il ruolo preminente giocato dal primo ministro russo Vladimir Putin negli ultimi giorni, la sua apparizione sul fronte di guerra, e le due conversazioni tenute dall'ex inquilino del Cremlino con il presidente Usa George W. Bush, una meno rispetto a quella avuta da Bush con Medvedev. La situazione potrebbe rendere più difficile per il neo presidente russo esercitare la sua autorità, anche se è stato lui ad annunciare l'approvazione del cessate-il-fuoco unilaterale.
* Per il georgiano Saakashvili, il futuro pare piuttosto incerto. Il suo esercito è stato umiliato e la sconfitta in Ossezia del Sud potrebbe significare la fine definitiva delle pretese di Tbilisi sulla provincia secessionista, un brutto colpo per un presidente che aveva promesso ai suoi elettori di riprendere il controllo sia dell'Ossezia che dell'altra provincia ribelle, l'Abkhazia.
* La politica estera di Saakashvili si è dimostrata un fallimento e a questo punto i georgiani potrebbero cominciare a mettere in dubbio anche l'opportunità di tenere un atteggiamento smaccatamente filo-occidentale voluto dal presidente. Già prima dell'inizio della crisi, l'opposizione aveva criticato Saakashvili per l'atteggiamento di sfida adottato nei confronti della Russia.
* La sconfitta rimediata in Ossezia del Sud potrebbe quindi indebolire il governo di Saakashvili ridando vigore all'opposizione. E potrebbe ridare fiato anche a chi aveva denunciato come truccate le elezioni presidenziali e legislative tenute nei mesi scorsi.
* Mosca ha sottolineato che non reputa più che Saakashvili sia un partner affidabile e sostiene che dovrebbe andarsene".

Oggi, a oltre dieci giorni dall'inizio del conflitto, noi facciamo queste:
* GEORGIA: Il mangiacravatte di Tbilisi ha davanti a sé un periodo molto duro. L'opposizione, l'esercito e buona parte della popolazione, passata l'emergenza, si troveranno di fronte alla domanda se é il caso di dar ancora fiducia a un presidente come Saakashvili. I primi segnali non certo positivi per Misha ci sono giá, a guardare le prese di posizione dei suoi avversari (ben chiaro, anche loro filoccidentali, ma almeno sani di mente, come la Burjanadze). L'elite georgiana non é totalmente imbecille come il suo cavallo - pazzo - di punta, e tenere conto delle posizioni moderate puó essere solo un segno di intelligenza anche da parte degli Usa, che fino a ora a parolone hanno sostenuto il presidente (interviste a ex due amici del folle, la Zurabishvili e Chaindrava ). In vista delle trattative difficilissime nei prossimi mesi sullo status di Abkhazia e Sudossezia, con il paese ridotto maluccio e i militari peggio, difficile che tutti si stringano intorno a Saakashvii. Molto probabilmente succederá il contario. Misha ha giá perso sul fronte militare, fra un po' si saprá se ha perso anche su quello strategico e personale.
* SUD OSSEZIA/ABKHAZIA: Le due repubbliche separatiste hanno con l'aiuto militare della Russia vinto provvisoriamente la battaglia. Ma il loro destino é ancora incerto. Giá indipendenti de facto, con un riconoscimento (possibile, ma non probabile, in questo momento, anche se un confronto duro Russia-Occidente porterebbe proprio a questo) da parte di Mosca vincerebbero la loro guerra. La questione é estremamente delicata perché pone sul piatto della discussione il doppio standard occidentale, sempre avversato dal Cremlino. Che fare? Il problema é essenzialmente per l'Occidente, che di fronte a un riconoscimento avrebbe poco da dire, se non incassare. La Russia, a questo punto, ha dimostrato che il Caucaso rimane uno spazio in cui puó esercitare la sua influenza anche a livello militare.
* RUSSIA: Mosca ha vinto la battaglia per l'Ossezia del sud, la guerra per la Georgia l'aveva giá persa ai tempi di Eltsin e Shevardnaze (come nel caso dell'Ucraina con Kuchma). Per il Cremlino si tratta di riaffermare in ogni caso una supremazia regionale e dire basta ai giochetti di Washington. Chiede la testa di Saakashvili e forse la otterrá anche. La Russia ha deciso di mandare un seganle molto concreto all'espansione statunitense dal Caucaso al Pamir usando le maniere forti. Al Cremlino dicono basta a una politica che considerano falsa (esempio lo scudo stellare: anche gli asini non russi sanno che non é una questione iraniana) e sono stufi di essere presi per i fondelli. Se ne sbattono delle cadute di immagine, visto che i riflessi concreti saranno minimali.
* USA: L'attivismo della Casa Bianca nel Caucaso e in Asia centrale, dettato piú da scopi economici che da altro, ha contribuito e continua a contribuire all'escalation dei conflitti regionali. La posizione americana non é vincente. Dubbi sorgono anche sui mezzi a disposizione di Washington per contrastare quella russa. Esclusione dal G8? A Mosca se la ridono: tenetevi pure Italia e Canada, noi stiamo fuori insieme con la Cina... Ritardo sul WTO? Tanto ormai... e via dicendo...
*UE: L'Europa é un po' a pezzi, divisa da chi pensa con la propria testa e chi si fa sedurre da quella di altri. Impotente, come é sempre stata. Non é certo una novitá. Perdente.

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