"Il conflitto in Georgia e il riconoscimento da parte della Russia delle due repubbliche separatiste Abkhazia e Ossezia del sud rischia di scoprire il vaso di Pandora dei cosiddetti “frozen conflicts”, i conflitti congelati che dalla dissoluzione dell’Unione sovietica non hanno trovato ancora una soluzione. Il processo di “balcanizzazione” del Caucaso, avviato con l’indipendenza del Kosovo, riconosciuta solo da singoli stati, ma non dalle organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite e l’Unione Europea, rischia di generare ulteriori conflitti se la comunitá internazionale non riuscirá a trovare mezzi adeguati e condivisi da tutti per evitare ulteriori guai. Di seguito una panoramica sulle principali aree di crisi dentro e fuori la Russia.
Cecenia
Il nome di questa repubblica caucasica facente parte della Federazione Russa è quello più conosciuto in occidente per essere stata al centro di due guerre tra il 1994 e il 1996 e tra il 1999 e il 2000. Le vicende sono complesse e come in tutti gli altri casi hanno la loro origine non solo nel passato piú recente, ma nella storia dell’impero sovietico e ancor prima nella Russia degli zar. Con la fine dell’Urss la Cecenia dichiara unilateralmente la propria indipendenza nel 1991. Nel 1994 Boris Eltsin manda l'esercito per tentare di ristabilire il controllo, ma Mosca è di fatto sconfitta. L'accordo di Kassaviurt nel 1996 mette fine a una guerra sanguinosa e viene eletto presidente Maskhadov. Dopo alcuni attacchi dell’ala terroristica guidata da Basaev in Dagestan nel 1999 le truppe russe ritornano in Cecenia e nel giro di pochi mesi riportano la capitale Grozny sotto il controllo del Cremlino. Inizia il periodo degli attentati terroristici a Mosca (al teatro Dubrovka, 2002) e nel Caucaso, anche al di fuori della Cecenia (Beslan, Ossezia del Nord, 2004). In questi anni vengono uccisi sia Maskhadov che Basaev, cosí come il nuovo presidente, l’ex guerrigliero ex separatista e mufti Akhmad Kadyrov passato sul versante moscovita. Ufficialmente oggi l’emergenza cecena è finita, ma la situazione normalizzata non consente in realtá di considerare la partita chiusa. Ramzan Kadyrov, figlio di Akhmad e comandante degli squadroni della morte, è diventato presidente della piccola repubblica caucasica nell'aprile 2007 con il benestare di Vladimir Putin. Ma non è da escludere che questo matrimonio di convenienza possa finire in un’altra vendetta di sangue.
Inguscezia, Daghestan, Kabardino Balkaria
Le tensioni politiche, etniche e religiose fanno di queste tre repubbliche sempre appartenenti alla Federazione Russa dei sorvegliati speciali. L’Inguscezia é stata coinvolta nel conflitto tra Mosca e la Cecenia, attentati e attacchi contro forze dell'ordine e autorità sono all’ordine del giorno. La maggior parte della popolazione è inguscia (77 per cento, di religione musulmana) e ceceni (20 per cento), pochissimi sono i russi. La situazione è instabile ormai da anni. Secondo il quotidiano russo Kommersant, l'opposizione pensa a una petizione per chiedere l'indipendenza, ora che Mosca ha riconosciuto quella dell'Abkhazia e l'Ossezia del sud. Il Daghestan, confinante con la Cecenia, è stato al centro degli avvenimenti del 1999 con gli attacchi dei comandanti islamici Basaev e Khattab (anche quest’ultimo nel frattempo eliminato). E’ la più grande repubblica del Caucaso russo a maggioranza mussulmana. Anche qui attacchi contro forze dell’ordine e autorità sono frequentissimi. Qualche giorno fa a Makhachkala è stato ammazzato il giornalista Abdullah Alishayev, noto per essere una delle voci moderate contro il radicalismo wahhabita. La Kabardino-Balkaria è la piú tranquilla di queste repubbliche, anche se la capitale Nalchik è stata al centro di recenti scontri e la vicinanza con le altre regioni irrequiete la espone all’instabilitá cronica.
Ossezia del Sud e del Nord
Le due repubbliche sono confinanti: l'Ossezia del nord (prevalentemente ortodossa) è parte integrante della Federazione russa e ospita la maggior parte delle basi militari russe del Caucaso, a partire da quella di Vladikavkaz. L'Ossezia del sud è de jure ancora parte della Georgia, de facto indipendente giá dall’inizio degli anni novanta. Il riconoscimento da parte della Russia ha allontanato ancor di piú Tskhinvali da Tibilisi e lo status della repubblica sará ancora incerto per lungo tempo. Per ora solo il Nicaragua ha deciso di riconoscere l'Ossezia del Sud e l'Abkhazia, ma la condanna della comunitá internazionale per il riconoscimento russo non ha certo spaventato il Cremlino, dove qualcuno rammenta il caso di Cipro Nord, repubblica riconosciuta solo dalla Turchia e questione insoluta dal 1974 dopo l’invasione proprio turca. Di fatto Ankara, membro della Nato, occupa illegalmente un pezzo di Unione Europea.
Abkazhia
Vale il discorso fatto per l’Ossezia del sud. Dopo il conflitto all’inizio degli anni novanta la pace nella repubblica separatista è stata sorvegliata dalla presenza di soldati russi. Il suo destino è ormai legato a Mosca. Qualche giorno fa il presidente abkhazo Sergei Bagapsh ha negato che Sukhumi sarà la meta per un eventuale trasloco da Sebastopoli della flotta russa del Mar Nero. "Noi cercheremo di essere un paese demilitarizzato" ha affermato, ma un contingente di pace russo è destinato a rimanere sul territorio. Intanto Mosca ha promesso 10 miliardi di rubli da investire in infrastrutture. In particolare nel turismo, risorsa economica numero uno nella regione. Poco lontano, sempre sul mar Nero, la russa Soci si sta preparando a ospitare i giochi olimpici invernali nel 2014, con un boom di investimenti di cui anche l’Abkhazia potrebbe approfittare. Un motivo in piú per restare sotto l’ala protettrice del Cremlino.
Nagorno-Karabach
Passiamo fuori dal territorio della Federazione russa, rimanendo sempre nel Caucaso.E’ un’enclave a maggioranza armena nel territorio dell'Azerbaigian. E’ forse il “frozen conflict” per eccellenza nella regione, pronto a esplodere in maniera altrettanto virulenta come nei primi anni novanta con la dissoluzione dell'Unione sovietica. Dopo la pace del 1994 resta sotto controllo armeno, anche se scontri e attentati tra forze armene e azere non sono mai cessati. Da Baku, capitale azera, parte l’oleodotto BTC (Baku-Tbilisi-Cheyan) che attraverso la Georgia trasporta fino in Turchia il petrolio del Caspio. Il progetto è stato supportato dagli Stati Uniti.
Transnistria
E’ una regione russofona della Moldavia. Ha proclamato nel 1990 unilateralmente la propria indipendenza, senza peró essere riconosciuta dalla comunitá internazionale. Il 2 settembre il presidente Igor Smirnov ha annunciato di aver riconosciuto l'indipendenza dell'Ossezia del sud e dell'Abkhazia rendendo alquanto confusa una situazione che vede ora gli esperti di diritto internazionale confrontarsi con entità non riconosciute che riconoscono altrettante non riconosciute. La Russia ha contribuito nel corso degli anni alla sopravvivenza economica e politica di questa regione. I russi sono anche presenti con un contingente militare.
Ucraina
E’ qui che secondo molti osservatori si gioca la prossima partita ed è qui che ben presto potrebbe respirarsi un clima da vera guerra fredda. Non è solo una questione interna, con le tensioni infinite a Kiev sin dall’inizio della rivoluzione arancione e i protagonisti che ora si scannano a vicenda, ma anche internazionale, con il Paese teatro del confronto tra le due grandi potenze Russia e Stati Uniti. La coalizione tra le forze filo-occidentali é andata a rotoli con l’aspro duello politico e personale tra il premier Yulia Timoshenko e il presidente Viktor Yushchenko, ma hanno giocato un ruolo le differenti posizioni degli attori sulla collocazione dell'Ucraina sullo scacchiere internazionale dopo lo scontro in Georgia. La questione per Kiev è, come per Tbilisi, l’ingresso della Nato, propugnato con forza dal presidente e giudicato con freddezza dall’opposizione. Inoltre il silenzio della Tymoshenko sull'intervento militare della Russia in Sud Ossezia ha creato qualche malumore, in totale contrasto con Yushchenko che invece ha apertamente appoggiato la Georgia e accusato la premier di tradimento e di essere scesa a patti con Mosca in vista delle elezioni presidenziali. Questione delicatissima è quella della Crimea, dove si trova Sebastopoli e l'unica base di cui dispone Mosca, assieme a quella più a est di Novorossijsk, sul Mar Nero. La Crimea, circa due milioni di abitanti, di cui il 70 per cento russi e russofoni, ha uno status complesso: nel 1954 è passata dalla Repubblica sovietica russa all'Ucraina, come regalo dell’allora leader Khrusciov. Sebastopoli peró, secondo un decreto sovietico del 1948 - non abrogato dalla cessione del 1954 - era stata posta sotto diretta giurisdizione della Repubblica Russa. Altro nodo da districare per i soloni del diritto internazionale. Come ha scritto qualche giorno fa Piero Sinatti, uno dei massimi esperti di questioni postsovietiche: “Il Trattato di amicizia, buon vicinato e cooperazione del 1997 tra la Russia e l’Ucraina, garantisce l'integrità territoriale e i confini dei due paesi. Una volta che quel Trattato non sia rinnovato da una delle due parti, quella garanzia può cadere. Crimea e Sebastopoli, magari con referendum, potrebbero rivendicare il loro distacco da Kiev. E generare un processo dalle conseguenze imprevedibili, dal momento che in ben nove regioni ucraine prevale la popolazione russa e russofona. Mosca potrebbe appoggiare rivendicazioni separatiste, in caso di entrata di Kiev nella Nato, del resto mai sopite dopo il crollo dell'Urss”. Difficile peró che si possa giungere qui a uno scontro armato, in definitiva Russia e Ucraina sono molto legate dagli interessi energetici con la prima che fornisce gran parte del fabbisogno a Kiev e la seconda che rappresenta il paese di transito principale per il gas in arrivo da Mosca verso occidente. E se gli interessi coincidono il compromesso è sempre la soluzione migliore". (Corriere del Ticino)